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martedì 18 dicembre 2012

Canto di Natale

Il titolo del post di oggi non è ricercato o inventato, ma è esattamente il titolo del libro del giorno, perché non ho voluto modificare niente di questa storia. Canto di Natale di Charles Dickens è un libro bellissimo, che rileggo tutti gli anni per immergermi completamente nell'atmosfera natalizia. Il libro è suddiviso in cinque strofe e racconta la storia di Ebenezer Scrooge, vecchio uomo d'affari inglese, che pensa solo ai soldi e considera il Natale una perdita di tempo. La sera della Vigilia, Scrooge riceve la visita del fantasma del suo ex socio Jacob Marley: lo spirito è avvolto da bende e porta una grande catena intorno alla vita, come simbolo del suo egoismo terreno. Marley è costretto a vagare senza meta per l'eternità. Il fantasma avverte Scrooge che questo sarà anche il suo destino se non cambierà la propria vita e non si dimostrerà più caritatevole verso il prossimo. Marley informa Scrooge dell'imminente visita di tre fantasmi: lo spirito del Natale passato, lo spirito del Natale presente e lo spirito del Natale futuro. Scrooge farà un viaggio con ciascuno di loro: con il primo rivivrà il Natale durante la sua infanzia, con il secondo vedrà come trascorre il Natale la famiglia di Bob Cratchit (dipendente di Scrooge) e con il terzo avrà una visione del futuro che lo attende. A questo punto il lieto fine è molto vicino...
Ovviamente ho visto A Christmas Carol, il film uscito al cinema nel 2009 e Canto di Natale di Topolino, con Zio Paperone nel ruolo di Scrooge. Tuttavia, il libro rimane il mio preferito. Ogni volta che lo leggo mi commuovo, perché racconta come dovrebbe essere davvero il Natale. Mi piace così tanto che ho anche la versione in inglese. Un libro che emana tutta la magia del Natale.

martedì 11 dicembre 2012

L'unione fa la forza

Come credo di aver già scritto qua e là, mi piacciono molto i libri pieni di duelli, intrighi, complotti, relazioni sentimentali ufficiali e clandestine, strategie sopraffine, spie, amici che ti aiutano nel momento del bisogno ed eroi senza paura. Ecco perché fra i miei libri preferiti c'è sicuramente I tre moschettieri di Dumas. Chi ha circa la mia età, non può aver dimenticato che quando eravamo piccoli trasmettevano in tv D'Artagnan e i moschettieri del re, il cartone animato tratto proprio dal libro di Dumas.
Ambientato in Francia nel 1625, il romanzo narra la straordinaria avventura vissuta da un giovane di nome D'Artagnan, diretto a Parigi per diventare un moschettiere di Luigi XIII. D'Artagnan incontra quasi subito i suoi futuri compagni di avventure, nonché valorosi moschettieri: Athos, Phortos e Aramis. Inoltre, fa la conoscenza del cardinale Richelieu, uomo fedelissimo al re e alla Francia, che non ha mai accettato la regina e i suoi legami con la Spagna. Il cardinale è un uomo astuto e pieno di risorse: riesce a scoprire che la regina ha una relazione segreta con il Duca di Buckingham e che come pegno del suo amore gli ha regalato dodici puntali di diamanti, originariamente dono del re di Francia alla sposa. Per smascherare la regina, Richelieu organizza un ballo di corte durante il quale la regina dovrà indossare proprio quei puntali. Qui la storia diventa ancora più coinvolgente, perché i moschettieri, al servizio della regina, cercano di recuperare i puntali, ma non hanno fatto i conti con Milady, donna bellissima e senza scrupoli al servizio del cardinale. Ma il bello deve ancora venire...
Questo romanzo è molto avvincente e, nonostante le oltre 700 pagine, non è mai banale. Ho scoperto un po' di tempo fa che I Tre moschettieri è il primo libro di una trilogia. Gli altri due libri, che devo ancora leggere, sono Vent'anni dopo e Il visconte di Bragelonne. Entrambi sono più lunghi del primo...

martedì 4 dicembre 2012

Il migliore

Riuscire a guadagnarsi da vivere lavorando nel mondo dell'arte e dello spettacolo è molto difficile. Figurarsi poi diventare famosi. Penso a scrittori, pittori, scultori, ballerini, attori e a tutti coloro che decidono di seguire il proprio sogno, dedicandovi anima e corpo. Sono pochi quelli che raggiungono la meta. Questo vale anche nello sport. Giovani promesse che per qualche motivo si perdono per strada e di cui non sentiremo mai parlare. Federico Buffa, voce storica del basket italiano e americano, ha scritto un libro che si intitola Black Jesus - The Anthology. Federico lo definisce un non libro, perchè questo manuale contiene solo appunti di viaggio. In realtà, al suo interno troviamo una serie di brevi storie su possibili campioni di basket, che per qualche motivo non sono riusciti a diventare tali. Un non libro scritto molti anni fa, ma che è stato ristampato più volte. 
Ho deciso di comprare questo libro per due motivi. In primo luogo, perchè, dopo aver sfogliato la copia di un mio amico, ho capito che il libro era molto interessante e particolare. In secondo luogo, per lo scopo benefico di questa quarta ristampa: tutti i ricavi sono destinati a studenti birmani.  Capisco che è un libro di nicchia, però ne vale la pena in tutti i sensi.
Federico Buffa è un grandissimo storyteller e la sua conoscenza del basket è immensa. Quando parla riesce a coinvolgerti immediatamente. Una capacità molto rara. E nonostante tutto è una persona umile e modesta. Guardare le partite NBA commentate da lui e da Flavio Tranquillo è qualcosa di straordinario.

martedì 27 novembre 2012

Libro per ragazzi

Quando frequentavo la scuola media, avevo una prof. di italiano che tentò in tutti i modi di risvegliare il nostro amore per la lettura. Come credo di aver già scritto, io non ero proprio quello che si può definire un amante della lettura, così mi dedicavo ad altre attività, fra cui la musica. Tuttavia, la prof. coinvolse la nostra classe in un progetto letterario, se non ricordo male, legato a Il battello a vapore, una collana di libri per ragazzi. Per non essere completamente estraneo all'iniziativa, acquistai un libro: Furto a scuola.  Credo di averlo letto una decina di volte, soprattutto quando ero ammalato. L'autrice è Christine Nöstlinger, vincitrice nel 1984 del premio Hans Christian Andersen, conosciuto anche come il Piccolo Premio Nobel della narrativa per l'infanzia. Il libro racconta la storia di quattro giovani amici e di alcuni misteriosi furti avvenuti nella loro classe. Il simpatico quartetto è composto da Daniel, Ottl, Michael e Lilibeth. Tranne quest'ultima, gli altri tre hanno anche dei soprannomi, ovvero Pensatore (per le sue capacità intellettuali), Asso di Picche (a causa di una lentiggine che ricorda la suddetta carta) e Barone (per i suoi modi sempre gentili e l'abbigliamento impeccabile). I problemi per i quattro amici iniziano quando il Barone viene accusato di aver sottratto un orologio d'oro a un altro compagno di classe. A quel punto cominciano le indagini per scoprire il vero colpevole e il Pensatore, supportato dagli altri, dà il meglio di sè. 
La storia è molto lineare e semplice da seguire, ma è anche divertente. A me sono sempre piaciuti molto i capitoli dedicati al diario di Daniel, sul quale il Pensatore annota i propri pensieri relativi al caso. Un libro di neanche 200 pagine, grazie al quale ho cominciato ad amare la lettura. 

martedì 20 novembre 2012

Autocontrollo inglese

In questi giorni sto leggendo Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne. Un classico. Conoscevo già la storia a grandi linee, ma leggendolo ho scoperto un sacco di cose in più. Come saprete, questo romanzo racconta la straordinaria avventura vissuta dal londinese Phileas Fogg. Dopo aver scoperto l'esistenza di una nuova linea ferroviaria in India, questo ricco signore inglese decide di fare il giro del mondo in ottanta giorni, scommettendo, sulla buona riuscita dell'impresa, 20.000 sterline con i soci del Reform Club. Siamo nel 1872 e una cosa del genere sembra impossibile da realizzare, ma Mr. Fogg è assolutamente sicuro di riuscirci e così parte insieme al suo servitore Gambalesta, assunto poche ore prima. Il libro è molto interessante. Verne descrive bene i luoghi attraversati dalla coppia e introduce anche alcuni personaggi importanti, come l'ispettore Fix, convinto che Mr. Fogg sia l'autore di una rapina, e Mrs. Audà, una ragazza che rischiava di essere bruciata viva. Sono arrivato circa a metà del libro e posso dire che la cosa più divertente è il comportamento di Mr.Fogg. Il nostro eroe è sempre imperturbabile, freddo e distaccato, niente sembra spaventarlo. Il suo unico obiettivo è tornare a Londra nel tempo stabilito. Riesce ad aggirare facilmente qualsiasi imprevisto, mantenendo la calma in ogni situazione, come un vero gentleman. Dopo essere passato per Brindisi, Bombay, Calcutta e Hong Kong, adesso Mr. Fogg è diretto a Shangai insieme a Mrs. Audà. Gambalesta è sparito e Fix si trova sulla sua stessa imbarcazione, ma Mr. Fogg non conosce la vera identità del suo compagno di viaggio. Chissà cosa lo aspetta ancora...

martedì 13 novembre 2012

Generosità e condivisione

Oggi pubblico un altro racconto tratto dal manuale 101 Storie Zen. Il protagonista è Tetsugen, un giovane seguace della filosofia zen che decise di pubblicare i sutra in giapponese. I sutra possono essere definiti come aforismi (o principi) sintetici, che racchiudono insegnamenti. Questa storia ci permette di capire, ancora una volta, che i fatti sono molto meglio delle parole. Dare l'esempio è il modo migliore per insegnare qualcosa.

Pubblicare i sutra
Tetsugen, un fedele seguace dello zen in Giappone, decise di pubblicare i sutra, che a quel tempo erano disponibili soltanto in cinese. I libri dovevano essere stampati con blocchi di legno in un'edizione di settemila copie, un'impresa enorme. Tetsugen cominciò col mettersi in viaggio per raccogliere i fondi necessari. Alcuni simpatizzanti gli diedero un centinaio di monete d'oro, ma per lo più riuscì a ottenere soltanto piccole somme. Lui ringraziò tutti i benefattori con uguale gratitudine. Dopo dieci anni Tetsugen aveva abbastanza denaro per cominciare l'impresa. E proprio allora il fiume Uji straripò. L'alluvione portò una carestia. Tetsugen prese i fondi che aveva raccolti per i libri e li spese per salvare gli altri dalla fame. Poi ricominciò la sua colletta. Parecchi anni dopo il paese fu colpito da un'epidemia. Ancora una volta Tetsugen, per aiutare la sua gente, diede via quello che aveva raccolto. Si rimise al lavoro per la terza volta, e dopo vent'anni riuscì finalmente a realizzare il suo desiderio. I blocchi di legno per la stampa che sono serviti per la prima edizione sono oggi esposti nel monastero Obaku di Kyoto. I giapponesi dicono ai loro figli che Tetsugen ha fatto tre raccolte di sutra, e che le prime due, invisibili, sono perfino superiori all'ultima.


martedì 6 novembre 2012

Le origini rivelate

Quando ho visto il titolo di questo libro, l'ho comprato subito. Ero curioso di scoprire come era nato uno degli eroi più famosi di sempre. Un personaggio che conosco e su cui hanno girato alcuni film, anche se nessuno aveva mai raccontato le sue origini. Una sorta di prequel letterario. L'autrice è Isabel Allende, una scrittrice cilena che avevo già sentito nominare, ma di cui non avevo mai letto niente. Mentre il libro che mi ha colpito è Zorro. L'inizio della leggenda. L'eroe vestito di nero che potrebbe gareggiare alle Olimpiadi di scherma e che difende gli innocenti a cavallo di Tornado, firmando le proprie imprese con una Zeta.
Nel libro della Allende vengono presentati molti personaggi, fra cui i genitori di Diego De La Vega (Zorro), l'amico Bernardo e Civetta Bianca, la nonna materna di Diego. C'è spazio anche per il simpaticissimo sergente Garcìa. In questa storia Diego non è completamente spagnolo, bensì meticcio, figlio di uno spagnolo e di un'indigena. Nel corso della storia assistiamo alla nascita di Diego e alla sua amicizia con Bernardo, che diventerà muto a causa di un trauma, ma anche al suo rapporto con la nonna materna. Grazie a lei, Diego scopre che la volpe è il suo spirito guida. Durante i suoi numerosi viaggi, Diego impara  a usare la spada e apprende trucchi e nozioni che serviranno a formare la sua identità segreta. 
Ovviamente, tutta la storia è piena di avventure e di duelli, ma ci sono anche storie d'amore e battaglie per la giustizia. Il libro è diviso in cinque capitoli, organizzati secondo un ordine cronologico ben preciso, più l'epilogo. La lettura è molto piacevole e scorre velocemente. In poche pagine (circa 350) la Allende riesce a presentare perfettamente la prima grande avventura di Zorro. 

martedì 30 ottobre 2012

Orgoglio e libertà

Il mio rapporto con i libri di Italo Calvino è sempre stato altalenante. Alcuni mi piacciono tantissimo, li ho letti e riletti con rinnovata soddisfazione. Mentre altri non mi hanno mai coinvolto. Ovviamente, il post di oggi riguarda uno di quelli inseriti nella mia top ten. Il libro è Il barone rampante. Tutta la storia nasce da una decisione presa in un momento di ribellione, ma destinata a diventare permanente. Un ragazzo di dodici anni, figlio di una famiglia nobile decaduta, sale su un albero per sottrarsi agli ordini dei genitori. Non scenderà mai più. La vita sugli alberi  del giovane Cosimo Piovasco di Rondò è un'avventura infinita, fatta di luoghi da esplorare, amori passionali, tante amicizie, incontri autorevoli e soprattutto la piena libertà vissuta insieme al suo cane Ottimo Massimo. I suoi genitori, a terra, sono convinti che prima o poi quel figlio irrequieto si stancherà di arrampicarsi sugli alberi, saltando da un ramo all'altro. Ma non succederà. Neanche quando, alla morte del padre, Cosimo diventerà barone e dovrà gestire gli affari di famiglia. Il fratello Biagio (che è anche il narratore della storia) è la persona più vicina a Cosimo. Lo ammira e gli è molto affezionato.  
La caratteristica di Cosimo che mi colpisce di più è la sua forza di volontà, unita alla capacità di rimanere sempre fedele a se stesso. Anche nei momenti più difficili e incerti, come accade nel corso del libro e in particolare nel finale.

martedì 23 ottobre 2012

Vincere senza combattere

Uno degli insegnamenti principali de L'arte della guerra di Sun Tzu. Questo libro è stato scritto oltre duemila anni fa da un misterioso filosofo-guerriero cinese. In tutti questi anni è stato letto, studiato, interpretato e declinato in diversi modi. Come si può capire dal titolo, L'arte della Guerra è un manuale di strategia militare, ma non solo. Molti lo considerano una pietra miliare per la gestione degli affari. In realtà,  permeato dalla saggezza orientale,  questo libro può essere applicato ai vari aspetti della nostra vita. Io l'ho letto diverse volte, imparando sempre qualcosa di nuovo. Il libro si divide in tredici capitoli: le valutazioni strategiche, le operazioni di guerra, l'assedio, lo schieramento, la forza, il pieno e il vuoto, lo scontro armato, gli adattamenti, le manovre, il terreno, i nove terreni, l'assalto col fuoco, lo spionaggio.
Esistono diverse edizioni di questo libro. Quella che ho comprato io (Ubaldini Editore) contiene i vari insegnamenti suddivisi per capitolo, inoltre ogni singolo principio è seguito dalle riflessioni degli undici commentatori tradizionali del testo (il numero dei commenti è variabile). Ciascuno di loro viene presentato nell'introduzione, in cui viene anche ricostruito il quadro storico-filosofico dell'opera.
L'arte della guerra è un manuale da sfogliare con calma, prendendosi del tempo per riflettere sugli insegnamenti presenti al suo interno. Qui sotto scrivo alcuni estratti...

Le operazioni militari richiedono lo stratagemma: se sei abile, mostrati inabile; se sei capace, mostrati incapace. (Le valutazioni strategiche)
Prima rendere invincibili se stessi, poi considerare la vulnerabilità del nemico: così agivano gli abili guerrieri dei tempi antichi. (Lo schieramento)
Abbi cura della salute degli uomini e scegli luoghi ricchi di risorse. Un esercito in salute è detto invincibile. (Le manovre) 


martedì 16 ottobre 2012

Avventure fantastiche

Questo è stato il primo libro che ho scelto di leggere, quando ho cominciato a interessarmi ai classici della letteratura mondiale. Avevo circa vent'anni. Prima ero troppo impegnato, tra giri in motorino, gli amici e altre scuse che adesso non mi vengono in mente. Avete mai letto Le avventure di Tom Sawyer? Ambientato a metà del 1800 a Saint Petersburg (città immaginaria del Missouri), il libro ha come protagonista Tom Sawyer (se non si era capito dal titolo) e racconta tutti gli inganni e gli stratagemmi messi in atto da questo iperattivo ragazzo di dieci anni. Ovviamente gran parte dei trucchi usati da Tom servono a evitare la scuola, per dedicarsi a cose ben più importanti, come la ricerca di un tesoro. Tom è una sorta di capobanda sempre pronto a vivere avventure, che molto spesso provocano grandi spaventi e apprensione a sua zia Polly. La persona che Tom ammira di più è senza dubbio Huckleberry Finn, ragazzo poco più grande di Tom. Huck è il figlio dell'ubriacone del paese e Mark Twain (l'autore del libro) lo descrive come un senza-legge, libero di andare e venire quando vuole. Non è costretto ad andare a scuola o in chiesa, può camminare sempre a piedi nudi e scorrazzare liberamente, può andare a pescare e fare a pugni. La vita desiderata da ogni ragazzo del paese. Insieme a lui Tom vivrà la sua avventura più emozionante e diventerà ricco. Alla fine del libro le strade dei due amici si dividono, ma solo perchè Twain ha scritto Le Avventure di Huckleberry Finn, in cui ci racconta la vita di Huck, dello schiavo nero Jim e del loro viaggio su una zattera lungo tutto il Mississippi. Cose straordinarie li attendono. Le Avventure di Huckleberry Finn è considerato il grande romanzo americano. Lo stesso Hemingway riteneva che tutta la letteratura americana moderna discendesse da questo libro.
Entrambi i libri sono divertenti, fantasiosi e adatti a tutti. Inoltre,  emerge chiaramente un'immagine della società di quel tempo. Nonostante la storia e il linguaggio utilizzato richiamino un pubblico giovane, posso assicurarvi che non perderete il vostro tempo leggendoli. E poi, come scrive Twain nell'introduzione, si ha la possibilità di riscoprire un modo di vivere e di pensare che ci apparteneva quando non eravamo adulti. Se per alcuni di voi non è cambiato niente da allora, questo è un altro discorso.

martedì 9 ottobre 2012

Grande, Greg!

Hugh Laurie. Magari il nome non vi dice niente, ma di sicuro lo conoscete. Almeno una volta dovete averlo visto. Sto parlando dell'attore che interpreta il grandissimo Dr. Gregory House. Scrivo un post su di lui perchè Hugh Laurie non è solo un attore, ma anche un doppiatore, un regista, un musicista e uno scrittore. Nel 2007 è uscito in Italia Il venditore di armi, il primo libro scritto da Laurie. L'ho comprato, come accade in questi casi, perchè mi sono lasciato trasportare dal marketing virale, ovvero una fascetta che avvolgeva il libro e su cui c'era scritto "Hugh Laurie è il protagonista della serie TV Dr. House". Ho pensato che doveva essere sicuramente fantastico. In realtà, quando ho cominciato a leggerlo, non ero molto entusiasta, perchè non riuscivo a capire la storia. Ma una volta superate le prime pagine, la trama si è rivelata avvincente. Il protagonista è Thomas Lang, un ex poliziotto squattrinato (a cui è rimasta solo la sua Kawasaki ZZR 1100) che rimane invischiato in un complotto internazionale, in cui sono coinvolti anche la CIA, il governo inglese, trafficanti d'armi e altri criminali. Ovviamente non può mancare la femme fatale di cui si innamora Thomas. Azione e risate si alternano in questo thriller inglese, con un finale decisamente esplosivo, nel vero senso della parola. Quindi è impossibile annoiarsi. Ma il suo più grande pregio è che scrivendo questo post mi è venuta voglia di rileggerlo. O sono ancora sotto l'effetto del marketing virale?

martedì 2 ottobre 2012

Umiltà e amicizia

Tre settimane fa ho pubblicato un post con una storia zen. Avevo previsto la possibilità di scriverne altre se ci fosse stata una buona adesione. Così è stato. Ecco allora due nuove storie.
La prima è incentrata sulle cariche ricoperte dalle persone. Mi piace molto perchè mostra come dovrebbero essere i rapporti tra gli individui. Tutti i titoli sono solo etichette artificiali, che non restituiscono la vera essenza della persona che abbiamo davanti, il suo essere se stesso.  
La seconda esprime il valore dell'amicizia. Un rapporto vero che può esistere, credo, solo con poche persone. Perchè richiede tempo, pazienza, conoscenza reciproca e a volte confronti accesi. Anche per questo perdere un amico può essere più traumatico e scioccante di quanto si immagini.

Il biglietto da visita
Keichu, il grande insegnante di Zen dell'era Meiji, era il capo di Kofuku, una cattedrale di Kyoto. Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita. Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, Governatore di Kyoto. "Io non ho nulla a che fare con questo individuo" disse Keichu al suo aiutante. "Digli che se ne vada". L'aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse. "È stata colpa mia" disse il governatore e con una matita cancellò le parole 'Governatore di Kyoto'. "Torna ad annunciarmi al tuo maestro". "Oh, è Kitagaki?" esclamò il maestro quando lesse il biglietto. "Voglio vedere quest'uomo".

Veri amici
Molto tempo fa, in Cina, c'erano due amici, l'uno molto bravo a suonare l'arpa e l'altro molto bravo ad ascoltare. Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: "Vedo la montagna come se l'avessimo davanti". Quando il primo suonava a proposito di un ruscello, colui che ascoltava prorompeva: "Odo l'acqua che scorre!". Ma quello che ascoltava si ammalò e morì. Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più. Da allora, tagliare le corde dell'arpa è sempre stato un segno di grande amicizia.



martedì 25 settembre 2012

Una delle più belle

A volte ripenso a quando frequentavo le superiori e a quello che (non) studiavo. Tra le cose che mi sono rimaste più impresse c'è questa poesia di Eugenio Montale (premio Nobel per la letteratura nel 1975). Il poeta ha scritto questo componimento in memoria della moglie. Nel testo Montale ricorda il tempo passato insieme e quello attuale senza di lei. La cosa che colpisce di più è la consapevolezza della grande sensibilità che lei aveva e di come riusciva a vedere la realtà per quella che è. Senza illusioni o apparenze. 
Non sono un grande esperto di poesie, però ne esistono alcune che meritano senza dubbio di essere conosciute e questa è una di quelle.
Dopo il testo ho inserito un video in cui questa poesia viene recitata.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. 

martedì 18 settembre 2012

Metà buona e metà cattiva

Forse leggendo il titolo avrete pensato a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, famoso libro di Robert Louis Stevenson  in cui l'autore tratta proprio il tema della doppia personalità. Ma non è quello che ho in mente. Il romanzo di cui vi parlo oggi è Il visconte dimezzato di Italo Calvino. Se è vero che ognuno di noi ha dentro di sè una parte buona e una oscura, è possibile separare questi due lati dando vita a due individui distinti? Nel libro di Calvino succede proprio questo.
Il protagonista è il visconte Medardo di Terralba, signore amato e rispettato dal suo popolo, che rimane vittima di uno strano fenomeno. Durante una guerra, il visconte viene diviso a metà da una palla di cannone. Tornato a palazzo, il visconte comincia a comportarsi in modo spietato: uccide chiunque gli si oppone e commette ogni sorta di atrocità, privo di qualsiasi morale. Per questo motivo viene soprannominato il Gramo. Continuando la lettura si scopre che esistono due visconti: uno cattivo e uno buono, che compare solo verso la metà del libro. La sola cosa che hanno in comune è l'amore verso Pamela, furba contadina che accetta la proposta di matrimonio di ciascuna metà del visconte. Il giorno della cerimonia i due visconti si incontrano e iniziano a duellare per conquistare la mano di Pamela. Dopo aver sferrato diversi colpi, entrambi feriscono l'avversario ad un fianco. Sfruttando quel momento il dottor Trelawney riesce a bendare assieme le due metà e a riformare il visconte Medardo, pronto, dopo alcuni giorni di riposo, a sposare Pamela. 
Il modo di scrivere di Calvino è coinvolgente e avvolgente. Da un lato la storia è divertente, ma dall'altro, nelle ultime pagine del libro, emerge un senso di malinconia. Questa sensazione viene trasmessa dal narratore della storia, un nipote del visconte che rimane solo dopo aver perso i genitori e il suo migliore (e unico) amico.

martedì 11 settembre 2012

Storia breve

Quando frequentavo l'università, mi capitava di avere delle ore buche fra una lezione a l'altra. Trascorrevo quel tempo in libreria, solitamente alla Feltrinelli. Mi è sempre piaciuto girare fra gli scaffali cercando un titolo che attirasse la mia attenzione. Durante uno di questi tour mi sono imbattuto in 101 Storie Zen. Non è un libro di filosofia orientale, ma una piccola raccolta di storielle, ognuna delle quali racchiude insegnamenti molto semplici. Qui scrivo uno dei racconti che preferisco senza commentarlo, lasciando a ciascuno di voi la possibilità di dare la propria interpretazione a quanto avete appena letto. Se sarete in molti a leggere questo post, potrei scrivere altri racconti sempre tratti da questo manuale. Oppure se volete leggerli senza aspettare, provate a cercarlo in libreria. La mia è la trentaduesima ristampa.

La strada fangosa
Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto. Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada. "Vieni, ragazza" disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere. Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. "Noi monaci non avviciniamo le donne" disse a Tanzan "e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perchè l'hai fatto?". "Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù" disse Tanzan. "Tu la stai ancora portando con te?".

martedì 4 settembre 2012

La X sulla mappa

I romanzi di avventura sono i miei preferiti. Mi piace un sacco la descrizione delle battaglie e dei luoghi esotici, la presenza di stratagemmi incredibili e di segreti inconfessabili... Per non parlare dei nemici doppiogiochisti e dei personaggi pronti a rischiare la vita per conoscere la verità o per salvare qualcuno... 
Emilio Salgari è stato senza dubbio un grandissimo autore di romanzi d'avventura, famoso soprattutto per aver creato il personaggio di Sandokan e per aver scritto il Ciclo dei pirati della Malesia (undici libri) e il Ciclo dei corsari delle Antille (cinque libri). 
Ma c'è un altro scrittore, contemporaneo a Salgari, che ammiro molto: Robert Louis Stevenson. Autore di molti capolavori, fra cui  L'isola del tesoro, uno dei più famosi romanzi per ragazzi di sempre.
Il libro narra la straordinaria avventura di Jim Hawkins, un giovane ragazzo figlio di locandieri, che trova la mappa di un tesoro nella valigia di un capitano ospite della locanda e, dopo la sua morte improvvisa, decide di recuperarlo. Ovviamente l'impresa non sarà facile. Il tesoro in questione è quello del grande capitano Flint e sono in molti a desiderarlo, in particolare Long John Silver, uno dei vecchi soci di Flint. Aiutato dal Dottor Livesey e dall'armatore Trelawney, Jim si mette alla ricerca del tesoro. Quello che non si aspetta, è che fra i marinai scelti per accompagnarlo ci siano proprio alcuni ex-compari di Flint, compreso Silver, che si propone come cuoco di bordo. L'avventura vera e propria comincia una volta arrivati sull'isola del tesoro, dove si susseguono ammutinamenti, battaglie (l'assalto al fortino) e incontri inaspettati.
Il personaggio che preferisco è proprio Silver, perchè rispecchia esattamente lo stereotipo del pirata: gamba di legno, ottimo marinaio, coraggioso e in possesso di un pappagallo chiamato Capitano Flint. 
La storia è molto divertente, scorrevole e poi c'è la famosissima canzone dei pirati:

"Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!"

martedì 28 agosto 2012

Itaca

Nel corso degli anni mi sono reso conto di una cosa: tutte le persone che incontriamo, con cui parliamo anche solo per pochi minuti, sono in grado di insegnarci qualcosa. Non importa quale sia la loro età o la professione. Se ascoltiamo veramente, potremo sempre imparare e avere la possibilità di riflettere su aspetti della vita che non avevamo considerato. 
L'ultima volta che mi è successo è stata ieri. In questi giorni sto lavorando per un'azienda locale, che ha deciso di realizzare una campagna informativa relativi ai suoi servizi, a seguito del terremoto. Così la mia collega e io giriamo i mercati della zona, con gazebo e volantini al seguito. Mentre parlavo con una cliente, si è avvicinato un signore che era già venuto in passato. Ha aspettato il suo turno e poi mi ha rivolto alcune domande. Una parola tira l'altra e abbiamo cominciato a parlare di musica e non solo, dal momento che io suono il clarinetto e lui, quando era più giovane, suonava in un gruppo. In un primo momento ho pensato volesse fare solo quattro chiacchiere, come la maggior parte delle persone anziane. Invece, confrontarmi con lui è stato molto divertente e interessante. Mi ha anche messo nel sacco in un paio di occasioni mentre parlavamo.
Ad avermi colpito è stato soprattutto il riferimento alla poesia che posto di seguito. L'autore è Costantino Kavafis e il suo componimento mette in luce non tanto l'importanza di raggiungere una meta, ma tutto quello che impari attraverso la tappe per raggiungerla. 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


martedì 21 agosto 2012

Il cavaliere e il fido scudiero

Normalmente riesco a dedicare gran parte del mio tempo alla lettura. Mettendo da parte i fumetti (che leggo a ciclo continuo), quando decido di cominciare un libro nuovo, alterno quasi sempre un romanzo a un saggio, in questo modo tengo viva sia la mia immaginazione, sia le mie capacità di ragionamento e apprendimento. Alcuni mesi fa era arrivato il momento del romanzo e mi sono trovato in difficoltà. Non sapevo cosa scegliere. Esistono moltissimi libri italiani e non che meritano di essere letti, ma non volevo rischiare di incappare in una storia noiosa e priva di contenuti. Così ho pensato alle caratteristiche che avrei voluto trovare nella storia: avventura, battaglie, momenti divertenti e magari qualche insegnamento. Per facilitare la scelta ho guardato anche cosa c'era sugli scaffali della mia camera, perchè a volte compro libri che rimangono chiusi per diverso tempo. Quando sono arrivato alla lettera "C", l'ho visto. Cervantes. Don Chisciotte della Mancia.
Leggere le avventure dell'Hidalgo spagnolo più famoso al mondo è un'esperienza unica. Conoscevo già i tratti generali del libro, ma vi assicuro che ci sono tantissime cose da scoprire, come le innumerevoli battaglie e i duelli affrontati da Don Chisciotte, che nel corso dei due libri (eh sì, sono due volumi, per un totale di circa 1.300 pagine...), fra le altre cose, combatte contro i mulini a vento e libera dei carcerati dopo aver messo in fuga le guardie. Nel secondo libro si mette anche al servizio di un duca e di una duchessa, che non perdono occasione per ingannarlo facendogli credere di essere vittima di un gigantesco sortilegio. Non mancano i divertentissimi siparietti con lo scudiero Sancho Panza, che si rivela a volte più giudizioso del cavaliere. 
Non fatevi spaventare dal numero elevato di pagine. Questo libro racconta le vicende del più grande cavaliere errante che sia mai esistito, conosciuto anche come il Cavaliere dalla Trista Figura e il Cavaliere dei Leoni. Un mix fantastico, divertente e scorrevole, capace anche di far riflettere sulla condizione dell'uomo, pronto a tutto pur di realizzare i propri sogni, sempre nel rispetto del proprio codice morale.

martedì 7 agosto 2012

Draghi e cavalieri

Finalmente ho finito di leggere "Inheritance", il quarto e ultimo libro del Ciclo dell'Eredità di Christopher Paolini. Oltre a questo, la saga è composta anche da "Eragon" (scritto all'età di quindici anni), "Eldest" e "Brisingr", anche se inizialmente i libri avrebbero dovuto essere tre. Il Ciclo racconta le fantastiche avventure di Eragon e Saphira (la sua dragonessa).
In "Eragon", il protagonista è un semplice ragazzo che vive nella valle Palancar, territorio montuoso e freddo situato nel più vasto continente di Alagaësia. Un giorno, Eragon scopre un oggetto di colore blu, simile a un sasso, che si rivelerà essere un uovo di drago. Al momento della schiusa Eragon tocca Saphira, creando un rapporto indissolubile con lei, riconoscibile anche dal gedwëy ignasia, un ovale argentato simbolo dei leggendari Cavalieri dei Draghi, che si forma sul palmo di Eragon. Da questo momento, il giovane Cavaliere dei Draghi inizia il suo addestramento con Brom, un misterioso cantastorie del suo villaggio, che sembra conoscere molto sul passato di questi uomini straordinari (compreso Galbatorix e i Rinnegati) e di come l'uovo sia finito nella mani di Eragon, grazie alla magia. Poco tempo dopo lo zio di Eragon viene ucciso dai Ra'zac, tremende creature al soldo di Galbatorix, il re dell'impero. Per vendicarsi Eragon si mette in viaggio con Brom, durante il quale incontra i compagni  Arya e Murtagh e il malvagio spettro Durza, che affronta nel Farthen Dûr, montagna-nascondiglio dei Varden (i ribelli dell'impero) e dei nani.
Nel secondo libro, Eragon continua il suo addestramento a Ellesméra, la capitale del regno degli elfi, assieme a Oromis e Glaedr, un Cavaliere e il suo drago dorato sopravvissuti alla passata guerra causata dal tradimento di Galbatorix. Grazie alla cerimonia del Giuramento di Sangue, Eragon viene anche guarito da una tremenda ferita inflittagli da Durza e diventa un incrocio tra umano e elfo. Verso la fine del libro dovrà anche affrontare Murtagh, diventato un Cavaliere dei Draghi e passato dalla parte di Galbatorix.
In "Brisingr" (nome della spada di Eragon, che prende fuoco ogni volta che viene pronunciato il suo nome), Eragon riesce a ricongiungersi con il cugino Roran, salvando lui e la fidanzata da un attacco dei Ra'zac. Con la promessa di ritrovarsi, Eragon parte per il Farthen Dûr, dove Orik (nano amico di Eragon) viene eletto nuovo re dei nani. Il giovane Cavaliere riesce anche ad approfondire il rapporto con Arya. Durante l'addestramento, Oromis rivela a Eragon il segreto del potere di Galbatorix: gli Eldunarì, il cuore dei Draghi, sono una fonte di energia e di magia e il re è riuscito a rubarne un numero molto elevato.
Nell'ultimo libro, assistiamo a tante battaglie descritte benissimo, in particolare Eragon affronta Galbatorix e libera Nasuada, la regina dei Varden catturata all'inizio di "Inheritance". Tutta la saga è molto avvincente, ci sono tutti gli elementi del genere fantasy: magia, elfi, nani, draghi, mostri, il malvagio tiranno e l'eroe con una missione impossibile da portare a termine. Il finale è agrodolce, ma non è detto che Paolini, un giorno, non scriva il seguito del futuro di Alagaësia.

martedì 31 luglio 2012

Il dandy per eccellenza

Benvenuti alla prima puntata della rubrica Carta e penna!

Se avete letto il mio profilo, spinti da un'irrefrenabile e comprensibile curiosità, avrete scoperto che Oscar Wilde è uno dei miei scrittori preferiti. Nel mio caso la scuola è riuscita a fare il suo lavoro, perchè mi ha dato la possibilità di scoprire questo autore attraverso "Il ritratto di Dorian Gray", libro la cui lettura era stata caldamente consigliata (leggi obbligatoria, senza via di scampo) come compito estivo quando avevo 17 anni. Già rassegnato all'idea di dover leggere quasi 300 pagine (impresa ardua per me, abituato a leggere Topolino e l'Uomo ragno), a poco a poco ho cominciato ad apprezzare il modo di scrivere di Wilde e soprattutto gli aforismi presenti in quest'opera. Nel corso degli anni credo di aver letto il suddetto libro 6-7 volte e pur conoscendo la storia, i personaggi e il finale, continua ad affascinarmi.
A un certo punto ho capito che potevo anche leggere qualche altro libro di Wilde, giusto per allargare le mie vedute e così ho acquistato un super tomo di oltre 1.100, spacciato per la Bibbia definitiva dello scrittore inglese. In effetti è esaustiva. Dal momento che grazie a Wilde ho sviluppato un interesse viscerale per gli aforismi (arte in cui era insuperabile) ho comprato anche "Il manuale del perfetto impertinente", un volumetto in cui sono raccolti, come da sottotitolo,"aforismi, pensieri, paradossi, delizie", tratti dalle opere di Wilde. Ecco un paio di citazioni:
"Il pubblico ha un'insaziabile curiosità di conoscere tutto, eccezion fatta per quello che vale davvero la pena di conoscere" (L'anima dell'uomo sotto il socialismo). "L'essenza dell'atmosfera romantica sta nella sua incertezza" (L'importanza di chiamarsi Ernesto)
La caratteristiche che apprezzo maggiormente in Wilde sono il suo anticonformismo, la capacità di descrivere con sarcasmo la società del suo tempo e di vivere secondo le sue regole, cosa che lo portò anche a essere condannato a due anni di carcere. Fortunatamente, si sa che ogni società ha regole proprie che mutano nel corso del tempo, per questo motivo credo che quanto avvenuto a Wilde non sarebbe possibile ai nostri giorni. Alcuni anni fa hanno realizzato un film sulla vita di Oscar Wilde, penso sia il momento di noleggiarlo. Per chi se lo fosse chiesto, continuo a leggere sia Topolino, sia l'Uomo ragno, così come tantissime altre cose.